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Sassi, bugie e strade provinciali

Autore: Beniamino Sidoti
Pubblicato sulla rivista "Agonistika News"

Beniamino Sidoti e' coordinatore del GdR2, nonche' da anni punto di riferimento
della comunita' italiana del gioco di ruolo in qualita' di "patron" di LuccaGames
.

Inizia oggi, 4 marzo, il processo per omicidio contro i ragazzi di Tortona accusati di aver lanciato dal cavalcavia della Cavallosa sassi sull'autostrada, provocando la morte di una giovane donna. Il fatto risale a più di un anno fa; nel frattempo uno dei principali indiziati è morto in un incidente, il magistrato che seguiva le indagini ha ammesso di avere manipolato i verbali degli interrogatori, i giornali hanno ripreso i fatti in più direzioni, sostenendo tesi a volte molto contraddittorie sulla colpevolezza di alcuni degli accusati. Quale che sia il passato, il processo dovrebbe scrivere delle parole definitive sulle colpe materiali degli accusati; rimarranno invece in forse i mandanti di quel gesto.

Eppure, all'indomani del fatto, in pochi si preoccuparono degli esecutori, dei lanciatori di sassi, mentre in molti si scatenarono alla ricerca dei mandanti, di quelle idee strane e folli che potevano avere spinto dei giovani per bene a un gioco tanto idiota: furono da piu' parti accusati di plagio, senza mezzi termini, altri giochi: i videogames, ma soprattutto i giochi di ruolo, spesso in una grande confusione.

A lanciare il sasso (anche se la metafora può apparire irrispettosa) nello stagno fu Cesare Fiumi, dalle colonne di Sette, in un reportage da Tortona intitolato, sulla falsa riga di un film sulla solitudine disperata della provincia americana, "Sassi, bugie e videogames": l'articolo, e chi conosce il settore se ne è accorto subito, si centrava su dichiarazioni poco informate e massimaliste sugli effetti dei giochi, condite con osservazioni sul campo, che davano a queste accuse una cornice di realtà. La campagna contro i giochi fu ripresa anche da altri giornali, mai in maniera abbastanza informata, purtroppo.

Adesso mi trovo a pochi chilometri da Tortona, in una cascina in campagna, per la prima volta da queste parti; non voglio negare la descrizione di Fiumi sul paesotto messo sotto accusa, né parlare ancora di giochi (nel frattempo l'Ordine dei Giornalisti del Veneto ha difeso quell'articolo ritenendolo puntuale e scientificamente ben fondato, quando parla degli "effetti devianti dei giochi di ruolo sulla socialità e sui comportamenti"; se ogni falsità è legittimata, è meglio stare zitti; chi fosse interessato a questo tipo di campagne può trovarne una bella analisi in un recente libro di Luca Giuliano, sociologo alla Sapienza di Roma, "I padroni della menzogna", edito da Meltemi). Vorrei piuttosto spostare l'attenzione sul vero protagonista, di questa storia e di questi paesi, che è la strada. Il cavalcavia della Cavallosa collega Tortona ad Alessandria, su una delle tante strade provinciali che attraversano questo lembo estremo della pianura Padana, dove si vedono già le montagne da tutti i lati; effettivamente, non mi è difficile crederlo, in questi paesi c'è poco da fare: ci sono dei cinema, un teatro, delle sale giochi sia ad Alessandria che a Tortona. Ci sono dei locali, McDonald's, pub, birrerie, pochi bar con biliardo, ecc. Ma soprattutto ci sono tantissime strade: da Tortona passano la A21 e la A7, da Alessandria la stessa A21 e la A26, tre autostrade nel giro di pochi chilometri. Dalla stazione di Alessandria i treni partono in ben 9 direzioni diverse, da Tortona per sole 4 mete. Bologna è a due ore, Milano, Genova e Torino a un'ora di distanza.

Detta così, sembrerebbe di essere nel cuore dell'Italia; vista in un altro modo, questa zona è un fitto di strade e ferrovie che si intrecciano, di gente che si muove, attraverso questi luoghi, senza averne bisogno. Se esistono Milano, Genova e Torino, questi luoghi non esistono, sono nel mezzo cioè nel vuoto che separa le altre città.

Ma Tortona ed Alessandria sono due grandi centri, rispetto a quello che sta intorno; fra Tortona ed Alessandria c'è un altro vuoto ancora più vuoto, fatto di piccoli centri ma soprattutto di strade. Il paese che mi è più vicino si chiama San Giuliano Vecchio: ha una stazione, un grande mulino industriale che lavora meno di quanto potrebbe, un supermercato, un cimitero, la chiesa, una stazione dei carabinieri, la scuola, tre bar, una farmacia, alcune botteghe e perfino un albergo. E soprattutto una grande strada che l'attraversa, che collega Tortona ed Alessandria. E, questo forse dispiacerebbe a Fiumi, nei bar non ci sono videogiochi; l'unico che vende giornali è il bar-tabacchi e non ha molti quotidiani, quasi nessun giornalino (una vecchia collezione di Satanik, un numero di Sandman del 1995, e tutto Walt Disney), figuriamoci le riviste dedicate ai giochi di ruolo (Kaos o Excalibur); i giochi praticati sono il totocalcio, il gratta e vinci, il lotto (ascolto una conversazione tra due anziane signore: "Mamma mia, ci sono stati altri morti di camorra a Napoli", "che numeri saranno?").

E nessun giovane: in un'ora ne vedo solo due che, insieme per tenersi compagnia, distribuiscono pubblicità nelle cassette della posta; finché non arriva la corriera da Alessandria e allora mi accorgono che i giovani ci sono, solo che non si vedono. Ma soprattutto, appunto, c'è la strada: tante macchine, poche biciclette (solo per vecchi e bambini), nessun motorino, moto o scooter.

Io provo quasi un senso di vertigine: la sensazione che mi rimane, dopo un po', è che qui il grande protagonista delle vite di questi paesi sia proprio la strada, una strada che è più colonizzatrice che amica, che collega dividendo e spersonalizzando (e non valgono a molto i piccoli segni di proprietà, di personalità che vengono messi sulle case: barboncini di gesso, sette nani colorati, merli segnavento a ribadire l'appartenenza di una casa e di un posto).

E allora appare quasi naturale poter passare qualche ora a guardare le macchine che passano, i treni che passano: e le macchine sono solo macchine, dentro non c'è nessuno, forse perché nessuno si ferma, nessuno conosce Tortona o San Giuliano, nessuno conosce i ragazzi dell'alessandrino, nessuno conosce nemmeno i videogiochi con cui eventualmente si tengono compagnia.

Se allora c'è un mandante, per quei sassi dal cavalcavia, non sono la società, la televisione, o i giochi di ruolo: è il vivere in un posto di cui non frega niente a nessuno, uno di quei posti che attraversi in macchina e che sono fatti in modo da essere attraversati il più velocemente possibile.

Così come questa storia sembra essere fatta: per essere attraversata velocemente, arrivando subito al colpevole, subito al capro espiatorio, subito al fantasma di turno (e che stavolta siano i giochi anziché la società o la televisione, ha poca importanza). Proporre un finale diverso significa, per questa storia, fermarsi un po' di più sulle cose, nei paesi, sugli argomenti, sulle strade che si usano ogni giorno. Fermarsi, che è qualcosa di meno, e qualcosa di più, dell'arrivare.


Questa pagina è mantenuta da Stefano Zanero. GdR2.org è un dominio della Gilda dei Giocatori in Rete, ospitata da Geco Telematica