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La strage di Denver: disinformazione di casa nostra

La carneficina di Littleton rimbalzata su Internet. In molti conoscevano la mafia dell'impermeabile

Quei babykiller tra magia nera e moda gotica

di Elena Comelli, su Il Carlino, 22/04/99

DENVER - Tutti i ragazzi vengono assaltati dai demoni di quando in quando. Ma perchè gli autori della carneficina di Littleton hanno perso la loro battaglia? Questa la domanda fondamentale che assilla il popolo americano nell'angoscia del giorno dopo.

Come negli altri casi recenti, il fascino esercitato dalla violenza e dal complotto sugli assassini di Littleton era chiaro ben prima che facessero fuoco. Come Mitchell Johnson e Andrew Golden di Jonesboro (Arkansas), Michael Carneal di West Paducah (Kentucky), Luke Woodham di Pearl (Mississippi) e Kipland Kinkel di Springfield (Oregon), i cinque babykiller che nel corso del 1998 hanno assassinato 15 persone e ferito altre 44, anche i due ragazzi del Colorado avevano ampiamente dimostrato di essere assediati da fantasmi più grandi di loro.

Facevano parte di un piccolo gruppo di suprematisti bianchi assillati dalla magia nera e dalla moda gotica ormai molto diffusa fra i teenagers americani. Si dicevano anarchici con sfumature neonaziste e usavano celebrare il compleanno di Hitler, come si vito ieri, tragicamente. Vestivano sempre di nero, preferibilmente con un trench (da cui il nome del gruppo Trench Coat Mafia, cioè mafia dell'impermeabile). Ispirati da giochi di ruolo come Dungeons and Dragons, dalle poesie e dalla musica gotica in voga fra i giovanissimi che vanno in giro con le unghie dipinte di nero e l'ombelico tintinnante di anellini, hanno percorso fino in fondo la strada che porta dalle innocenti fantasie alla realt più violenta.

Dalle reazioni di solidariet scatenate su Internet dalla carneficina si deduce facilmente che i due killer di Littleton non son isolati. Una per tutte: Oggi un gruppo di compagni omosessuali (...) ne ha avuto abbastanza delle prese in giro e ha preso le cose in mano. Applaudiamo al loro coraggio e speriamo che resistano il più a lungo possibile....

Ma la connessione con i più recenti babykiller non sta tanto nelle loro ideologie e parole dordine, quanto in un più vasto contesto sociale comune. Come scrisse giustamente Kipland Kinkel, quindicenne assassino dell'idillico Oregon, siamo una generazione dominata dai giochi di ruolo, dalla musica Heavy metal, dalla violenza in tv e dai cereali zuccherati. Manca all'elenco lo straordinario accesso alle armi di questi ragazzi. Nelle vite di tutti i recenti babykillers c'è un padre dedito alla caccia, un campo estivo nelle fila della milizia, un'arma nel cassetto. Kipland Kinkel l'aveva addirittura ricevuta in regalo dal padre, non aveva nemmeno avuto bisogno di procurarsela con l'inganno come gli altri piccoli assassini. Michael Carneal, del rurale Kentucky, aveva imparato a sparare in un campo estivo e insieme al padre di un suo vicino di casa, da cui poi rubò l'arma del massacro. Luke Woodham, del ridente Mississippi, dormiva sotto un'enorme cartina degli Stati Uniti che portava la scritta: Una nazione sotto il segno della pistola.

L'intero articolo e' stato riprodotto per motivi di studio senza il consenso dell'autore.


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