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Sbatti il GdR in prima pagina

Autore: Vittorio Frizzi
Pubblicato sulla rivista "Agonistika News", n. 26, aprile/giugno 1997

Sacile è una cittadina al confine fra Veneto e Friuli, proprio nel mitico nord-est del paese. E a Sacile non manca il Centro Sociale: si chiama Giovanni Zanca.

Presso il Centro Sociale Giovanni Zanca, Stefano Buscio aveva intenzione di creare un piccolo club per la pratica del GdR, la struttura pubblica avrebbe reso possibile l'impresa fornendo gli ambienti gratis. Apparentemente il suo progetto non faceva una grinza. Il Centro Sociale è infatti una struttura comunale istituzionalmente dedicata all'associazionismo ricreativo senza fini di lucro e un gioco di ruolo è ricreativo e senza fini di lucro quanto attività umana può esserlo. Con l'aggiunta dell'associazione, ossia del club, Stefano immaginava sarebbe stato accolto a braccia aperte dal Giovanni Zanca.

Le cose andarono bene all'inizio.I dirigenti del centro si dimostrarono effettivamente entusiasti, in una stagione di apatia generalizzata, di incontrare dei giovani in fase propositiva, con un'attività propria pronta per l'inserimento nella struttura pubblica. Un'attività poi non del tutto spregevole, dato che si fonda sulla lettura e sulla capacità di comunicare, in spregio al solipsismo videogiochistico televisivizzante.

Come nella peggior letteratura popolare era però in agguato la sciagura, sotto forma di mancata approvazione della proposta da parte della giunta comunale, non so a qual titolo incaricata di vegliare su tutto quanto si muove nel Centro Sociale.

Non mi sento di dar la croce addosso a quegli amministratori della cosa pubblica che ne hanno negato l'utilizzo per il GdR. Proprio in quei giorni era infatti in corso una furibonda campagna di stampa che partendo da un tristissimo caso di cronaca indicava nel GdR uno dei maggiori pericoli per i giovani nel mondo occidentale. Questo giornale ha già affrontato la questione.

So che i giornali vanno riempiti tutti i giorni e che non si possono controllare le notizie troppo a fondo, è materialmente impossibile e, soprattutto quando si tratta di quelle di costume, non ne vale nemmeno la pena. Lo stesso vorrei chiedere a Cesare Fiumi, che ha scritto su "Sette" del 10 aprile cose furibonde contro il GdR, chi risarcirà i ragazzi di Sacile dell'innocua occasione di divertimento, giocando a fare i guerrieri o gli elfi, della quale sono stati ingiustamente privati per colpa in gran parte sua. Perchè sono sicuro che anche lui sa bene che l'unico senso che può avere il raccontare di nuovo una storia di sangue avvenuta tre anni fa e darle un'interpretazione che criminalizza in blocco i giocatori di GdR sta nel fatto che non si è trovato niente di meglio per descrivere come scellerato un gioco che è solo un po' complicato.

Chiunque si sia applicato anche solo per poco tempo, ma in buona fede, a capire di cosa si tratti sa che il GdR discende direttamente dagli Indiani e Cowboys praticato dai bimbi e dalle mamme giocato dalle bimbe. Le regole sono più formalizzate, c'è il master, si tirano i dadi, ma anche quelli non sempre, e la differenza è tutta lì. Se l'immaginario si è spostato dal Far West degli Usa alle saghe medievali del centroeuropa dovremmo esserne felici, non indignarci.

Fare del GdR un mostro nella società che produce film di sterminata violenza, offre una televisione che mostra di tutto, interpreta lo sport in modo tale da costringere la polizia a presidiare militarmente gli stadi e lascia i suoi giovani senza lavoro ma con la più assoluta libertà di fatto nel campo della droga è un'offesa per l'intelligenza. Anche di chi scrive certe cose.

Caro Stefano Buscio di Sacile, in provincia di Pordenone, spero che la giunta comunale del tuo paese si ricreda. E che si ricreda anche Cesare Fiumi.

Pubblicato su concessione dell'editore.


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